Una review condotta da un gruppo di ricercatori dell’Università Tor Vergata di Roma guidata dal Prof. Nicola Di Daniele e pubblicata di recente su Nutrients, afferma che: la restrizione calorica riduce la comparsa di ipertensione arteriosa e migliora la disfunzione endoteliale, ritardando l’insorgenza di cardiopatie e malattie neurodegenerative attraverso la riduzione di massa grassa, valori sistolici e diastolici, produzione di radicali liberi e stress ossidativo.

Secondo i dati diffusi dalla SIIA (Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa), circa 15 milioni di italiani soffrono di ipertensione arteriosa, ma solo la metà delle persone ne è consapevole. Si tratta di uno dei principali fattori di rischio per le patologie cardiovascolari ed è definita come un killer silente, in quanto attraverso un danno d’organo multisistemico, principalmente a livello del cuore, del cervello, della retina, dei reni e dei vasi, crea le basi per un evento acuto vascolare, come un infarto del miocardio o un ictus cerebrale. Di conseguenza, una corretta prevenzione e una corretta terapia sono fondamentali per proteggere il paziente dalle complicanze generate. Come afferma il prof Di Daniele: “da tempo è noto come una dieta iposodica e povera di grassi saturi sia in grado di avere un effetto benefico nel ridurre i valori di pressione arteriosa. Tuttavia, nuove evidenze hanno suggerito come la restrizione calorica possa avere un ruolo ancora maggior nel mantenimento dei livelli di pressione arteriosa sistolica e diastolica. Da queste considerazioni nasce l’idea della nostra ricerca, che si propone di verificare l’efficacia della restrizione calorica come strategia di prevenzione e terapeutica nei confronti della ipertensione arteriosa”.

Per restrizione calorica s’intende una riduzione giornaliera di assunzione di calorie, per un periodo definito di tempo, senza incorrere in malnutrizione e senza escludere nessun nutriente. Numerosi studi scientifici hanno largamente dimostrato l’effetto benefico di questa strategia alimentare nei confronti di numerose patologie alla sua capacità di ridurre i livelli di infiammazione e di stress ossidativo nell’organismo, anche con benefici in termini di longevità. Infatti, secondo la Caloric Restriction Society, i soggetti che seguono un regime di restrizione calorica hanno un’aspettativa di vita media molto superiore alla norma grazie a particolari enzimi, le sirtuine.

Dalla review si evince come la restrizione calorica abbia un impatto significativo sulla riduzione dei livelli di pressione arteriosa sistolica e diastolica e quindi, di conseguenza, sul danno d’organo correlato sicuramente dovuto a:

 

  • riduzione dell’assunzione di sale, che è saputo essere fondamentale nella ritenzione di liquidi alla base dell’incremento della pressione arteriosa.
  • una diminuzione del peso corporeo associato al miglioramento di tutti gli indici ad esso correlati, come la circonferenza vita, l’indice di massa corporea, la massa grassa, a cui poi corrisponde una diminuzione della secrezione degli ormoni da parte del grasso, che regolano negativamente la pressione arteriosa, come la leptina.

 

In conclusione questo studio raccomanda di prendere in seria considerazione la restrizione calorica come strategia terapeutica innovativa per tutti i pazienti ipertesi, specialmente quelli sovrappeso e obesi, con sindrome metabolica, quelli refrattari alla terapia, e quelli con ipertensione secondaria, dove un corretto approccio nutrizionale si è dimostrato efficace nel ridurre i valori pressori, anche dopo un breve periodo di tempo. Trial clinici randomizzati su ampie popolazioni di studio saranno fondamentali, per chiarire definitivamente il ruolo della restrizione calorica nell’ipertensione arteriosa e nel rischio cardiovascolare. Attualmente, ci sono pochi studi sugli effetti della dieta a restrizione calorica a lungo termine e sarebbe consigliabile eseguire studi osservazionali con follow-up più lungo.

 

 

Fonti: Nutrienti e Supplementi; SIIA

Dott.ssa Mormone Daniela

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